Welcome to "La Valle dell'Erica"
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ValdericArte a Valderica: Valle dell'erica

Quello che è stato rimane...

 

Valderica abitata fin dal XVIII secolo, è stata luogo di lavoro contadino scandito dai ritmi delle stagioni dettati e insegnati dalla tradizione benedettina. 

Noi siamo a metà strada tra l'ex monastero benedettino di Lamoli e l'eremo e l'ospizio costruito dai monaci per i viandanti sul monte Sant'Antonio.

In questa casa colonica si lavorava la terra, si allevavano gli animali, si faceva la carbonella, si tesseva, si lavava, si cucinava, si raccoglievano le erbe ...

Si dice che fosse abitata da donne bellissime ed esperte nella guarigione con le erbe.

Note su Lamoli, l'antica Castrum Lamularum

A poca distanza dalla casa i monaci benedettini seguaci di San Benedetto da Norcia, per ritrovare il silenzio e la contemplazione, costruirono in tempi non ben documentati, un eremo sulla vetta del Sant’Antonio, vicino all’Ospizio di S.Bernardo, destinato ad asilo dei viandanti. Seguendo il sentiero dalla residenza sono ancora visibili alcuni resti delle mura che i monaci percorrevano per raggiungere l’eremo, abbandonato in seguito a una grande nevicata che non permise il tempestivo raggiungimento dei viveri dal paese.

Gli stessi monaci avevano fondato nel VII secolo Lamoli, il suo castello, il monastero e la sua abbazia dedicata a S. Michele Arcangelo e in tempi di invasioni barbariche, il monastero, l’eremo e l’ospizio, circondati da fitta boscaglia, divennero presto luoghi protetti, centri per la preghiera, la contemplazione, ma anche per il lavoro, l’agricoltura, il taglio degli alberi e non solo. 


Questi luoghi religiosi divennero vere e proprie culle delle arti, qui si praticavano la miniatura, la pittura, l’oreficeria, l’astronomia, la musica, la rappresentazione dei Misteri, lo studio delle scienze, della medicina, la virtù delle erbe e la sperimentazione dei rimedi naturali.

Nel IX secolo Lamoli, l’antica Castrum Lamularum o Castello delle Lamule, divenuto vero e proprio borgo, entrò a far parte di una provincia autonoma all’interno dello Stato della Chiesa che assunse l’appellativo di Massa Trabaria. Massa, perché era formata da una serie di feudi e castelli e dai loro corrispettivi territori,Trabaria, perché la maggior parte dei suoi terreni era coltivata ad abeti bianchi, rossi e piante di alto fusto, che venivano lavorati a travi nelle segherie di Lamoli per poi essere trasportati fino al passo di Bocca Trabaria, lasciati rotolare fino al fiume Tevere per arrivare soprattutto a Roma dove servivano per la costruzione di monumenti compresa la basilica di San Pietro.

 

Il territorio, contestato e diviso fra Brancaleoni, Montefeltro, Malatesta, Oliva, Ubaldini e Della Faggiola, passò a metà del ’400 quasi totalmente alla signoria di Urbino nel periodo in cui Federico da Montefeltro era stato insignito di titolo comitale. E’ proprio in questo periodo che Piero della Francesca, originario di Borgo San Sepolcro passava il valico di Bocca Trabaria per giungere ad Urbino, capitale del Montefeltro e patria di Raffaello, per lavorare alla corte di Federico.

Con la morte dell’ultimo duca di Urbino Francesco Maria II della Rovere e la devoluzione dello Stato d’Urbino alla chiesa, anche Lamoli, passò sotto il controllo della Santa Sede
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Per altre info sul territorio si potranno consultare qui guide e testi...

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